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    Anno 2007: pro famiglia - il politico che verrà custodirà la famiglia? PDF Stampa E-mail
    Scritto da Paul Freeman   
    Mercoledì 03 Gennaio 2007 00:00

    Anno 2007:

    pro Famiglia - il politico che verrà

    Ogni nuovo anno si prospetta carico di cose belle e di speranza. Ma anche le note dolenti sono presenti e non mancano avvisaglie di inciviltà e di contraddizione, sia a destra che a sinistra. Per questo nuovo anno chiediamo il sostegno della Sacra Famiglia ed in particolar modo di San Giuseppe custode della Sacra Famiglia e di ogni famiglia. Chiediamo anche l'aiuto di San Raffaele, angelo protettore della vita coniugale e familiare. La spada della Parola, della meditazione biblica e del Santo Rosario siano le nostre armi semplici e "disarmate" che affidano la complessità del vivere all'onnipotenza provvidente del Padre. 






     

    L'idolatria del consenso

    Il consenso, si sa, nella vita politica è importante.
    Triste constatare quando esso cerca di essere un baluardo a-valoriale nelle mani dei nostri politici. 
    Il problema nasce proprio da una matrice "ego-narciso-centrica" della nostra politica. Il consenso ha preso il posto della ricerca della Verità. Il politico non cerca più essenzialmente la Verità per il bene della Polis ma più che altro il consenso numerico o populista che gli permetta di conservare bene i suoi privilegi e, magari, di mettere accanto anche qualche cosa buona da fare per la polis, almeno, così, per salvare la faccia. Questa è una metodologia trans-partitica che avvolge sia la destra che la sinistra con metodologie e misure diverse ma con lo stesso prioritario obiettivo: il consenso.

    Abbiamo ancora davanti quella "mega" riunione di gente a Piazza San Giovanni. Una riunione certamente significativa in termini numerici e che ha anche una certa valenza politica. Sappiamo anche che i discorsi di "Piazza" sono più "emotivi" che programmatici tuttavia il tono trionfalistico di Berlusconi, Fini e compagni non ci è piaciuto molto. Non ci sono piaciute alcune esternazioni filo-nazionalistiche sul valore del "merito" nella vita sociale di Fini; non ci sono piaciute le sparate per il consenso sulla famiglia di Berlusconi, che qualche tempo dopo per una necessità di un consenso interno a Forza Italia vengono minimizzate dallo stesso ex-premier.  Certamente la nostra compagine sociale necessita di valorizzare più il merito e meno l'acquisizioni di posti per "sola conoscenza o nepotismo" politico. Tuttavia bisogna stare attenti anche agli eccessi opposti che puntano "solo" sul merito come criterio di selezione lavorativa e non tengono conto anche di criteri strutturali di povertà e di difficolta di colui o colei che cerca il lavoro o desidera aprire una piccola o media impresa. Questo per quanto riguarda Fini. Per quanto riguarda Berlusconi siamo sconcertati del suo opportunismo sempre presente davanti a scelte di "valore" etico. Tutta la fragilità del sitema ideologico liberale si mostra proprio con questa dimensione "pilatesca" di volersi lavare le mani davanti a scelte di stampo etico, sparate in piazza per ottenere il consenso e ridimensionate successivamente per salvaguardare il consenso ad-intra del multiforme partito che è Forza Italia. Così da non disturbare i "compagni" socialisti che sono dentro il partito a cominciare da Chiara Moroni.

    Il socialismo si sa ha fatto dei danni non indifferenti in Italia dal punto di vista etico e permane nella confusione liberale con le sue frangie a destra e a sinistra ora presenti. Pertanto Forza Italia è tutt'altro che un partito moderato nella sua interezza e complessità e si apre ad equivoci insiti nella dimensione antopologica della corrente liberale.


    Così lontani, così vicini

    Il programma sistematico del comunismo era quello di distruggere la famiglia intesa come luogo borghese e spesso preferiva parlare di "famiglie" che di "famiglia". Questa ricerca utopica e manichea bisognosa di trovare sempre la costituzione "sociale eccellente" ha aperto la porta a quanti, preti e laici, durante gli anni 70 si posero in critica contro la famiglia borghese e ha aperto da qualche anno la riconsiderazione del concetto di famiglia. Curioso constatare che la maggior parte di coloro che facevano critica ideologica alla famiglia borghese vivano oggi una situazione "altamente impantofolata". I teorici del contra-famiglia borghese degli anni 70 in realtà spesso, sia preti che laici, facevano critica con situazioni di privilegio che non li rendeva né autorevoli, né credibili. I preti ed i cattolici, poi, sensibili a certe visioni della sinistra con "l'acqua sporca hanno buttato via anche il bambino", purtroppo che, questo bambino, era ed è Gesù. Insomma i preti aperti a sinistra hanno tradito il loro costitutivum vocazionale ed i laici hanno smarrito l'occasione di essere sale della terra, evangelicamente parlando.

    Ma i danni per la famiglia non vengono solo da sinistra ma anche dalla concezione liberale di destra che pone il soggetto sempre in primo piano rispetto al suo nucleo relazionale primario. Ecco che dunque nelle correnti liberali, neo-socialiste e liberali per opportunismo (alla Fini, o alla Prestigiacomo), si vedono accenti sull'articolo 2 della costituzione che tratta la "persona" e non sull'art. 29 che tratta la famiglia, l'unica esistente, quella formata da un uomo ed una donna uniti dalla pubblica scelta d'amore matrimoniale e dalla fecondità dei figli.

    La persona umana è vista sia dagli uni che dagli altri come un qualcosa di impercepibile e di indefinibile avvulsa da ogni comunicazione e da ogni ontologia. Per i padri costituenti, che hanno sputato lacrime e sangue sulla Costituzione, non era così. Ma il legame tra l'art 29 della costituzione era inscindibile da quello con l'art 2. Come due facce speculari degli stessi diritti e degli stessi doveri. In tal modo, negando questo legame, si depaupera il diritto della sua funzione costitutiva legata alla comunicazione e alla fecondità sociale e all'innegabile unione tra diritti e doveri. Tutto questo viene fatto purché l'individuo sia sovrano nei suoi desideri privati ed insindacabili. Anzi tali desideri privati devono essere riconosciuti come diritti. Si conduce dunque una battaglia contro l'unico, vero e reale modello di famiglia perché esso "riduce" e limita l'individuo "atomizzato" proprio della concezione liberale.

    Ecco perché in questa concezione liberale non c'è distanza con la visione distruttiva che ha della famiglia l'approccio comunista. Entrambe mirano a distaccare, indebitamente, il legame inscindibile tra persona e famiglia, tra l'art 2 e l'art 29 della costituzione.

    Non è poi così distante la visione berlusconiana da quella di fassino, non c'è poi tutta questa distanza tra Fini e Rosy Bindi. Nell'approccio antropologico errato si ritrovano per fare e/o proporre politiche che puntano su aspetti marginali della politica familiare e non nel rispetto costitutivo e centrale che la famiglia ha sul bene dello stato. Ogni discorso fatto sui PACS, anche marginalmente, è tempo tolto alla famiglia e alle sue enormi priorità costitutive e sociali.

    Pertanto non funziona l'assioma di Grillini che "i Pacs fanno bene alle famiglie", piuttosto è fare il bene delle famiglie e della famiglia che fa il bene del cittadino, sia di quelli che hanno scelto un vivere di coppia di fatto e fa il bene anche degli omosessuali. Ma si sa.. quella di Grillini è solo propaganda.  In questo molti politici devono tanto a Pannella e al suo modo di fare propaganda; le sue tecniche di vendita hanno fatto scuola a destra e a sinistra.


    Stato etico

    Ecco che, curiosamente, i liberali che spingono a "manetta" sulla monade individualistica sono i fautori primari dello stato etico. Con l'abbattimento della visione naturale e di buon senso delle cose. Con il distaccare l'individuo dal suo legame strettissimo con la famiglia si approda ad un bisogno di rivisitare la conceptio etica che regge lo stato. Se viene abbattuta la morale naturale il fondamento oggettivo diventa dinamico e sempre in mano a pochi, meglio se nascosti, che decidono le sorti dell'individuo. Così nascono i totalitarismi, sia quelli visibili che quelli nascosti, i quali sono anche più dannosi.  Il Fascismo nasce dal socialismo. Il Nazismo nacque dal socialismo tedesco. Il socialismo nasce dalla distruzione sistematica che il comunismo ha tentato di fare contro le categorie sociali familiari naturali. Ma anche i totalitarismi del mercato, quello delle lobby bancarie, delle lobby farmaceutiche devono molto, moltissimo a questa concezione liberale. L'individuo è schiavizzato da bisogni indotti, dall'uso sregolato dei massmedia, dai "consigli per gli acquisti" di Maurizio Costanzo, dalle inconsistenti e narcisistiche programmazione di "grandi fratelli", da una concezione liberale che tutto è fuorché liberante. La persona ora si si trova ingabbiata in un contesto che la disumanizza, che, la sposta, a destra o a sinistra, nella totale assenza di consapevolezza. Anzi l'individuo è convinto di avere in mano, pienamente, la sua vita. Ovviamente si sta illudendo. E tutto questo è molto più "contro-natura" di un rapporto sessuale disordinato. Infatti mentre quello è consumato nel privato (ed è un danno che investe inannzitutto chi lo pratica) questo è consumato collettivamente con l'abbattimento dei fondamenti naturali che reggono l'uomo e la famiglia.  In sostanza il vero talebano è proprio il liberale e il suo fratello di merende "Peppone"; entrambi desiderosi di andare contro-natura per proporre la "loro" religiosissima ideologia: il culto del sé.


    Pacs perché?

    Dunque a chi servono i PACS? Per le coppie eterossesuali sono inutili. Se una coppia ha scelto di vivere senza doveri che legittimano la loro unione, il PACS non serve. Se la coppia eterosessuale non può ancora sposarsi per evidenti necessità di pianificazione di spese, casa, lavoro, ecc, dare un PACS alla francesce come un "piccolo matrimonio" significa testimoniare il fallimento delle politiche familiari. Le quali non riguardano solo la famiglia in essere ma anche quella che sta per formarsi.

    La realtà è che i PACS sono nati per puntiglio ideologico e rivalsa delle lobby omo-sessuali.
    Tra l'altro anche tra gli omosessuali conviventi sono veramente pochi coloro che desiderano questa ratifica "di diritto" di un loro rapporto. Noi ribadiamo che in realtà questo è un desiderio tutto piscologico di rimediare al senso di colpa che l'omo-sessuale si porta dentro.
    L'omo-sessuale, talvolta necessita di un riconoscimento "simbolico" che lo porti ad alleviare il senso di colpa. Tale senso di colpa non è generato dall'esterno o da qualunque visione morale o da persecuzioni esterne (che pur ingiustamente ci sono state), ma insito nella dinamica stessa degli atti omo-sessuali compiuti. 
    I nostri fratelli omo-sessuali vanno tutelati e rispettati, ma non è con i PACS o con i DICO che si raggiunge un fine idoneo al garantire alcuni diritti, ma solo un fumo negli occhi di un vago simil-matrimonio che non fa il bene né della famiglia né dei conviventi omo-sessuali.

    Il diritto non può offrire riconoscimenti "simbolici" per  alleviare il senso di colpa e dare una risposta a scelte private.
    Ma piuttosto per dare risposte pubbliche ad esigenze sociali. Il diritto infatti non entra nella pur solida sfera dei rapporti d'amicizia. Ma se gli amici vogliono garantire un diritto su una qualche questione la legittimano con il diritto privato.
     

    Inoltre ogni diritto presuppone un dovere.
    Una società che estende i diritti senza chiedere la necessaria e legittima contro-partita dei doveri e di impegno non è uno stato che fa il bene del cittadino ma è appunto uno stato etico. Cioè uno stato che, scalzata la morale naturale, il buon senso e il bene comune, accentua il bene di qualcuno elevandolo a simbolo. Questo è il frutto della conceptio liberale e della conceptio comunista per quanto riguarda la famiglia. Pertanto le affermazioni socialiste, intrise di polically correct con l'apparenza di essere controcorrente e di fare una battaglia sociale, dell'estendere i diritti sono, in realtà, battaglie ideologiche, antropologiche e contro la costituzione.
    Far risaltare questa problematica come una "battaglia sociale" è una macchina mediatica messa a punto dai radicali e dai loro compagni di merende. I quali, con la scusa ipocrita del bene comune, portano avanti battaglie disumane, illiberali che crescono sui malumori accesi delle adolescenze di falsi atei, agnostici, risorgimentisti e pruriti sinistroidi... insomma tutta quella compagine che per motivi strettamente personali razionalizzano il loro odio verso la Chiesa e ne fanno una crociata anti-clericale. Una sorta di spiritualzzazione laicista, che nell'apparenza della laicità è invece religiosissima e fondamentalista.
     

    L'idea di PACS è dunque un segno del fallimento dello stato verso il cittadino e del diritto verso il bene comune. 
    E' segno di una mentalità adolescenziale e irresponsabile diffusa, anche in ambiente politico-legislativo.

    In tal senso le scelte di Spagna, Francia ed altri paesi europei non solo sono contro la carta dei diritti dell'uomo e della morale naturale, ma anche incostituzionali e prive di buon senso; sono, in sostanza, fortemente ideologiche.. Potremmo dire che sono una applicazione suicida del bene sociale. Possono piacere solo ai vecchi "liberali" con la barba, ex direttori di giornali, che promuovono costantemente una cultura narcisistica e fondata su una antropologia che cancella il loro senso di colpa... perché scava, scava il problema è sempre quello.
     


    Rinnegare Dio vuol dire rinnegare l'uomo. Relegare Dio ad una delle cose di cui occuparsi è rendersi schiavi del "nemico dell'uomo". Mettere la religione a fatto privato che non "informa" e nutre la vita quotidiana è una delle strade prioritarie per l'inferno; sin da ora.  Chi serve la polis facendo politica, a destra e a sinistra, ne sia consapevole: non si gioca con Dio e con la morale naturale che egli ha messo nel cuore dell'uomo e nella sua storia.
    Ogni scelta disumana crea disumanità, prima o poi; infine scegliendo e agendo sulla base del consenso non si fa il bene di nessuno; ma solo il tornaconto di pochi. 

    Ma non ci si preoccupi dei non credenti (ammesso che realmente lo siano e non piuttosto fondamentalisti travestiti da laicismo) ma piuttosto dei cattolici dormienti ed opportunisti di destra e di sinistra. Questi che "hanno", apparentemente, la Chiesa per madre e, marcatamente, per Padre la modernità e il consenso, non fanno né il bene della polis né il bene loro personale.
    Ma, come dice Gesù, non si possono servire due padroni.
    Sarebbe ora che questi nostri fratelli e sorelle facessero una scelta.

    Ultimo aggiornamento Lunedì 03 Marzo 2008 16:31